Il pullman 75 delle ore 12,08 è arrivato alla fermata Borromini puntuale e quasi pieno. Salgo, mi guardo intorno, nessun posto libero. Pazienza, penso. Ma qualcosa mi attira l’attenzione: tutte le sedie sono occupate di uomini. Guardo attentamente, non vorrei sbagliarmi, né essere scorretta, purtroppo non c’è dubbio: Assolutamente tutte! Quattro donne, una con un bambino in braccia, con me cinque, in piedi sull’intervallo. Bel quadro. Nessuno schizza un gesto. Alla mia destra, un uomo si alza per scendere, provo a prendere il posto, un altro mi blocca e si siede. Lo guardo con furia negli occhi, chiedo se gli pare corretto il suo gesto, gira la testa come niente fosse. Il suo vicino di sedia, sorride. Vorrei dirgli che nemmeno lui è migliore. Tutti gli altri fanno finta di niente, la forza fisica vince. Il bambino comincia a piangere. Mi chiedo se è una femminuccia. O un maschietto. Non dovrebbe importare. Ma cosa dico?! Taccio. In un attimo non trovo più niente da dire.
Cari, uomini, è vero che abbiamo lottato per uguali diritti ma il buon senso, l’educazione e il rispetto sono un altra cosa, sono valori che nemmeno per sogno abbiamo pensato che spariranno nel contesto dell’eguaglianza. Ne che i ruoli si invertiranno a come vi conviene. Detto questo, se vi sentite offesi quando dico che fatte schifo sarà perché ho ragione, quelli che pensate di non appartenere alla categoria sopra descritta ma chiudete un occhio, non siete migliori, fatte schifo lo stesso, tutti gli altri penso che viaggino in macchina…. In ogni caso, il problema è vostro! Cioè, per favore, provate a risolverlo!