Roma

    Voi sapete cosa significa essere ansiosi di non avere abbastanza tempo per visitare Roma?! Io si, ho conosciuto il sentimento stamattina quando mi sono svegliata prima delle delle 6, con il pensiero fisso che 5 giorni sono troppo pocchi per questo stupendo meraviglioso museo: Roma! Alle 7,30 prendevo il secondo caffè davanti alla Fontana di Trevi mentre assistivo ed applaudivo insieme ad altre centinaia di persone a una richiesta di matrimonio in diretta, alle 8,30 ero in fila al Pantheon pensando che qualcuno abbia dormito lì davanti. E poi è stata la piazza del Campidoglio con il Vittoriano e i musei Capitolini, Fori Imperiali, due chiese che non mi ricordo come si chiamano, tante scale e una fame terribile spenta con cacio e pepe, vino bianco e molta acqua fresca mentre tornavo in hotel per riposare un’oretta e caricare il cellulare. Ora devo andare perché mi aspetta il Circo Massimo e, se faccio in tempo, le terme di Caracalla! I miei piedi mi odiano mentre la mia anima mi adora, anche le ginocchia hanno qualcosa da dire ma non le ascolto! In ogni caso, con il racconto mi fermo qui, giusto per scatenare la vostra invidia, ma i dettagli di questa meravigliosa avventura, al mio ritorno a Torino, che devo dire che inizio ad apprezzare in un modo diverso. E per chiudere la giornata in grande, se non crollerò per la stanchezza prima, stasera vorrei andare in un locale con musica dal vivo che una mia amica mi ha consigliato.
Devo dire che mi viene un po’ da ridere quando penso che solo qualche anno fa i viaggi in solitaria mi facevano paura….

Cari uomini, fatte schifo

Il pullman 75 delle ore 12,08 è arrivato alla fermata Borromini puntuale e quasi pieno. Salgo, mi guardo intorno, nessun posto libero. Pazienza, penso. Ma qualcosa mi attira l’attenzione: tutte le sedie sono occupate di uomini. Guardo attentamente, non vorrei sbagliarmi, né essere scorretta, purtroppo non c’è dubbio: Assolutamente tutte! Quattro donne, una con un bambino in braccia, con me cinque, in piedi sull’intervallo. Bel quadro. Nessuno schizza un gesto. Alla mia destra, un uomo si alza per scendere, provo a prendere il posto, un altro mi blocca e si siede. Lo guardo con furia negli occhi, chiedo se gli pare corretto il suo gesto, gira la testa come niente fosse. Il suo vicino di sedia, sorride. Vorrei dirgli che nemmeno lui è migliore. Tutti gli altri fanno finta di niente, la forza fisica vince. Il bambino comincia a piangere. Mi chiedo se è una femminuccia. O un maschietto. Non dovrebbe importare. Ma cosa dico?! Taccio. In un attimo non trovo più niente da dire.
Cari, uomini, è vero che abbiamo lottato per uguali diritti ma il buon senso, l’educazione e il rispetto sono un altra cosa, sono valori che nemmeno per sogno abbiamo pensato che spariranno nel contesto dell’eguaglianza. Ne che i ruoli si invertiranno a come vi conviene. Detto questo, se vi sentite offesi quando dico che fatte schifo sarà perché ho ragione, quelli che pensate di non appartenere alla categoria sopra descritta ma chiudete un occhio, non siete migliori, fatte schifo lo stesso, tutti gli altri penso che viaggino in macchina…. In ogni caso, il problema è vostro! Cioè, per favore, provate a risolverlo!

Piove…tanto per cambiare

Alle 22,31 nessun minuto in più, timbro, saluto e vado di fretta, desiderosa solo di tornare a casa dopo una lunga giornata. Piove. Nella fermata nessun pullman, la zona non è bella, allungo il passo, imboccando la strada più breve anche se non quella più sicura. All’angolo, il parco si affaccia come un pensiero remoto, deserto, l’assenza dei rumori, il canto di un uccello notturno e il fruscio delle foglie tremule sotto la pioggia sono i soli suoni distintivi di quel luogo. Una siluetta di uomo a qualche metro di distanza si sta avventurando sul vialetto che divide il parco in due parti e porta alla strada principale. Lo seguo. Con una mano tengo l’ombrello, nell’altra ho il cellulare, il cuore mi batte a mille e per un attimo dimentico la tristezza. Non ho paura, provo una strana serenità ma anche un sottile disaggio. La ghiaia scricchiola sotto le scarpe, ho i piedi bagnati, prosegui tenace verso la strada, i rumori dei miei passi rimbomba nel silenzio. La camminata veloce mi fa battere il cuore forte nel petto che quasi mi pare di sentire l’eco. Lo ascolto, provo di capirlo, così come i pensieri che mi passano per la testa, la rabbia e soprattutto la tristezza che spesso mi pervade. Niente. Penso molto ma senza riuscire a comprendere il perché delle cose…

Dove? Nel bosco!

Si dà il caso che io abbia avuto un paio di giorni liberi, siccome non ho più una macchina e neanche l’umore giusto per incontrare gente e socializzare, ho deciso di muovermi un po’ in solitaria a piedi nelle vicinanze. Vie pedonali, marciapiedi, adunate, pranzi sociali, gente a spasso, locali, cestini ovunque, piazze, piazzette, parchi, panchine, giostrini, torri fontane, verde tra cemento e mattoni, una città moderna ma del fascino storico, una città delle persone tutte, dai bambini agli anziani. Cittadini. Bravi e, purtroppo, meno bravi. Il suono molesto della voce dell’uomo del terzo piano di un palazzo di via Lanzo che arrivava fino in strada mentre parlava al telefono, il macchinone coi vetri abbassati e la musica al massimo volume, mozziconi di sigarette, bottiglie di plastica, merda di cane, e, devo dirlo, perdonatemi, ma altrimenti implodo, individui con la vescica, si vede, troppo piccola per tanta birra scolata nelle gole assetate in giorni di festa e il cervello sparito dietro le dense nuvole di Bacchus, nascosti dietro gli alberi, per liberare i „serbatoi” del liquido accumulato. Le donne gli evitano, prendono i bambini e si allontanano, un altro uomo passa, mi guarda dispiaciuto, nei suoi occhi leggo vergogna, abbassa la testa. La abbasso anche io. Non so il perché. Sbrigo il passo. Mi viene da piangere. Un po’ per la rabbia. Di più per l’amarezza. Un po’ per tutti. Di più per me stessa. Per il tacere. Per il codardo lasciar perdere. Perché doveva essere un bella giornata. Perché per tutto questo una volta andata via. E il pensiero di farlo ancora diventa sempre più intimo. Ma dove?! Questa è la domanda!